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Tecniche

Discesa

La pista in discesa, come del resto qualsiasi altro terreno, fa parte integrante dell’orizzonte del fondista. Non è possibile definire un buon fondista chi ha carenze tecniche in discesa. Affrontare una discesa ha significati differenti in relazione al livello tecnico del fondista: l’agonista ricerca il massimo della velocità, il turista il controllo della propria andatura, l’escursionista la sicurezza. Per rispondere a tutte queste esigenze sono stati messi a punto esercizi applicabili alle differenti situazioni di pendio.

Così come nella tecnica classica e nel pattinaggio, gli esercizi messi a punto per affrontare una discesa si sono evoluti nel corso degli anni di pari passo con il mutare delle condizioni di battitura delle piste e, successivamente, con quello dell’attrezzatura. In discesa l’esecuzione tecnica è, in primo luogo, un adattamento della propria andatura al terreno che si sta affrontando, intervengono poi l’abilità tecnica dello sciatore e la finalità che ci si prefigge. La battitura meccanica delle piste ha portato, a partire dagli anni 80, ad un atteggiamento tecnico nei confronti delle discesa più dinamico. A questo ha contribuito anche il perfezionamento dei sistemi scarpa/attacco che hanno aumentato la sensibilità e la precisione di guida.

La scorrevolezza uniforme degli sci, le scarpe con tomaia medio-alta anche nella tecnica classica, la maggior uniformità del terreno hanno reso meno problematica la ricerca e il mantenimento dell’equilibrio. Hanno inoltre portato ad un aumento della velocità media, di conseguenza anche i movimenti si sono velocizzati. Nelle curve in discesa, a parità di capacità tecniche, dove una volta si manteneva un atteggiamento passivo ora si agisce in modo più attivo e funzionale al terreno per cercare di trovare un equilibrio ideale tra forza centrifuga e forza centripeta evitando decelerazioni inutili. Va detto che gli sci da fondo sono studiati per avere il minimo attrito con la neve e il minor peso possibile, a scapito della manovrabilità, ci si deve quindi aspettare forti accelerazioni e instabilità degli sci rispettivamente per pendenze e velocità ritenute normali nello sci alpino.

Per la ricerca della massima velocità si deve porre il peso equamente distribuito su entrambi gli sci, le gambe devono assecondare l’andamento del terreno ma mantenere la giusta pressione per stabilizzare gli sci, la posizione del busto deve essere il giusto compromesso tra la ricerca dell’aerodinamicità e il riposo degli arti inferiori, infatti mantenendo il busto troppo piegato si rischia di affaticare i muscoli quadricipiti.

Per il controllo della velocità ci sono principalmente due tecniche: lo “spazzaneve”, che consiste nel divaricare le code degli sci e fare pressione sugli stessi in modo da realizzare un attrito con la neve, e la “raspa”, che consiste nell’afferrare con le mani entrambi i bastoncini uniti e tenerli in mezzo alle gambe usandoli per grattare la neve come fa un aratro nel terreno (si può eseguire anche una combinazione contemporanea delle due tecniche). Sicuramente lo spazzaneve risulta più efficace ma ha bisogno di maggiore spazio mentre la raspa può essere eseguita anche con gli sci paralleli, il primo quindi si adatta meglio alle moderne tecniche di battitura delle piste mentre il secondo è un retaggio dei tempi in cui le piste erano battute manualmente.

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