SCUOLA SCI FONDO

CHIAMA ORA: +39 0462 231830

Tecniche

Tecnica Classica

La tecnica classica, detta anche per brevità, il classico, è stata l’unica praticabile fino agli anni ottanta, a causa dei limiti tecnologici nella battitura della pista (spesso i solchi erano tracciati da alcuni sciatori dello skiclub locale con il loro passaggio nella neve fresca), che imponevano agli sci di muoversi paralleli al senso di marcia. Si esegue aiutandosi con due solchi, praticati nella neve battuta, larghi poco più degli sci, detti “binari”; essi guidano lo sci senza bisogno che lo sciatore debba correggere la direzione, e creano una base d’appoggio efficiente per lo sci.

Tuttavia, su salite molto ripide e in curve con un raggio molto stretto, si deve procedere al di fuori di essi. I bastoncini trasmettono la spinta degli arti superiori e si piantano nella neve per mezzo del puntale, mentre gli sci trasmettono le spinta degli arti inferiori.

Per permettere la formazione dell’attrito statico, e quindi nella fase di spinta con le gambe, lo sci deve essere fermo e tutto il peso del corpo deve gravare sullo sci col quale si intende spingere.

Per coordinare la spinta delle braccia e quella delle gambe vi sono diverse sequenze di movimenti che prendono il nome di passi; i principali sono:

  • il passo alternato: si compone di una spinta di gamba con una contemporanea spinta del braccio opposto e di una successiva spinta con l’altra gamba e l’altro braccio che verranno continuamente alternati. Eseguendo questo passo si assume una movenza simile a quella di un corridore e si riesce a sviluppare molta forza e poca velocità; è quindi adatto a tratti di salita.
  • il passo spinta: si compone di una spinta contemporanea di entrambe le braccia con un piegamento in avanti del busto; una volta esaurita questa si spinge con la gamba e contemporaneamente si riporta il busto in posizione eretta e le braccia davanti a sé pronte per una nuova spinta. Con questo passo si riesce a sviluppare una discreta forza e una buona velocità; è quindi adatto ad accelerazioni e tratti di falsopiano in salita.
  • la scivolata spinta: si compone di una spinta contemporanea di entrambe le braccia con un piegamento in avanti del busto; ci si riporta poi alla posizione iniziale con uno slancio in avanti delle braccia per sfruttare la loro inerzia. Non essendoci spinta di gambe gli sci non si devono mai fermare. Con questo passo si riesce a sviluppare poca forza e molta velocità; è quindi adatto a tratti di pianura e falsopiano in discesa.

Vi sono anche altri passi come la “spina di pesce”, in cui si esegue il movimento dell’alternato, ma con gli sci aperti a V, questo comporta di poter trasferire per attrito una forza maggiore, ma perdendo la possibilità di far scorrere lo sci e quindi riducendo molto la velocità di avanzamento, come il “passo triplo”, una variante del passo alternato in cui si effettuano due spinte con ogni bastoncino e una oscillazione con un bastoncino, e come il “passo finlandese”, che è un’altra variante del passo alternato in cui viene effettuata con ogni braccio alternatamente una spinta e un’oscillazione dei bastoncini, in modo da effettuare quattro passi e solamente due movimenti di spinta degli arti superiori. Il passo triplo e il passo finlandese servono rispettivamente a coordinare i movimenti se vi è una forte pendenza laterale o difficoltà di appoggio di entrambi i bastoncini, ma ormai in disuso.

Tutte le forze sono espresse su piani paralleli alla linea di avanzamento, quindi non esistono grosse dispersioni, ma la necessità di ancorare gli sci crea un limite nell’utilizzo degli arti inferiori, per questo con l’aumento della velocità si utilizza il passo spinta e successivamente la scivolata spinta.

Per creare l’attrito necessario alla tenuta dello sci vi sono principalmente due modi, uno consiste nel stampare nella parte centrale della soletta dei rilievi, detti “squame”, che vanno a piantarsi nella neve, ma riducono di molto la velocità. Un secondo sistema è quello di usare una resina detta sciolina, sempre nella sola parte centrale dello sci, creando una superficie con un alto coefficiente di attrito statico con la neve, ma un basso coefficiente di attrito dinamico, permettendo buone tenuta e scorrevolezza; per ogni tipologia di neve è però necessario utilizzarne un tipo specifico rendendo l’operazione di scelta e applicazione molto delicata.

In particolari condizioni di neve (solitamente neve cadente), è possibile utilizzare uno sci con soletta da sciolina passando la parte centrale della soletta con carta vetrata, tale operazione viene definita “pelo”, perché la soletta dopo essere trattata in questo modo assume un aspetto lanuginoso; per questa operazione vi sono anche sci con solette particolari dette “chimiche”, che hanno una maggiore resa in tali situazioni di neve.

COSA STAI ASPETTANDO PRENOTA LA TUA LEZIONE